La produzione della ceramica artistica e tradizionale fa parte del tessuto culturale degli ultimi secoli della città di Napoli ed è considerata una delle eccellenze delle arti partenopee. La storia nota a tutti inizia nel 1743, con l’apertura della reale fabbrica di Capodimonte voluta da Carlo di Borbone, allorché il chimico Livio Vittorio Schepers, incaricato dallo stesso re, riuscì a studiare la formula più idonea per ottenere l’impasto della porcellana.

La porcellana che si produce in questa zona ha delle caratteristiche peculiari che la distinguono dalla porcellana nordeuropea. Nel sud Italia, infatti, non c’è il caolino; pertanto l’impasto si compone di una fusione di varie argille provenienti dalla cave del sud miste al feldspato. Ne deriva un impasto tenero dal colorato latteo, che renderà questa manifattura unica nella storia della porcellana.

Le ceramiche Pizzastyle si rifanno fedelmente alla tradizione tutta napoletana: ogni stile, ogni colore, ogni figura rappresentata è ispirata alle allegorie campane.

La lavorazione della ceramica

L’oggetto parte sempre da un’idea, ovvero dall’estro dell’artista e pertanto egli dapprima traccia il disegno dell’oggetto che vuole realizzare. La prima fase consiste nel creare il modello di gesso. Lo scultore modella sul tornio un blocco di gesso con strumenti alquanto rudimentali per delinearne la sagoma. Il modellista cesella e scolpisce a mano quelli che sono i dettagli dell’oggetto. Si ottiene così il calco per avere la prima forma.

L’artigiano a questo punto riversa nello stampo di gesso la porcellana in forma liquida, un impasto che si differenzia dalle comuni ceramiche bianche per il maggior pregio e la maggior compattezza e trasparenza. Per dare spessore all’oggetto si lascia essiccare brevemente la porcellana liquida nello stampo, quella in eccesso viene riversata e si ottiene così l’oggetto crudo. Segue la fase della rifinitura. Il rifinitore elimina eventuali sbavature o imperfezioni che si possono verificare in fase di colaggio.

Nel caso di una composizione floreale, l’artista plasma a mano la porcellana: ogni figura racchiuderà in sé un significato ben più profondo. A questo punto si effettua la prima cottura ad una temperatura di 1250 gradi per una durata che va dalle 8 alle 12 ore da cui si ottiene l’oggetto in biscuit di porcellana. Segue la fase della decorazione. Il decoratore dipinge manualmente l’oggetto biscuit. Si passa ad una successiva cottura a 750 gradi per fissarne il colore. Questa durerà mediamente 8 ore. Il processo lavorativo è a questo punto finito.

Il significato delle allegorie napoletane

Maggiormente usati nelle ceramiche napoletane sono sicuramente forme tonde e sinuose, come i corni, che nessun amante della cultura partenopea può dimenticare; seguono poi le classiche e senza tempo maschere di Pulcinella, fino alla rappresentazione numerica tipica della smorfia napoletana!

Ma perché il corno napoletano è rosso?

Rosso perché il colore simboleggia il sangue, quello dei nemici sconfitti. Il corno napoletano deve essere fatto a mano perché le mani che lo fabbricano conferiscono le proprietà benefiche. Per funzionare contro la malasorte, il corno napoletano deve essere di corallo, e deve essere donato da qualcuno, e non acquistato da sé.

Non solo: deve anche essere concavo perché così si può riempire di sale all’interno. Non a caso, il corallo è una pietra rinomata per proteggere dal malocchio e per salvaguardare le donne incinte. Più precisamente, la forma del corno napoletano rappresenta il fallo di Priapo, il dio della prosperità, che i greci pensavano proteggesse proprio dalla cattiva sorte.

A Napoli, il corno è diventato un oggetto simbolo della cultura del luogo. Secondo i napoletani, il corno napoletano deve essere “tuosto, vacante, stuorto e cu’ ‘a ponta”, appunto fatto di materiale duro, come il corallo, vuoto all’interno e con la punta.

La maschera di Pulcinella

Alcune delle meravigliose ceramiche di Pizza Style sono dedicate alla ben nota maschera di Pulcinella, simbolo di una napoletanità tutta partenopea.

Il nostro Pulcinella ci richiama alla memoria i personaggi delle fabulae atellanae, specie la maschera di Macco, che significa sciocco e indica una persona “stupida”, e Dosseno, che significa gobbo e indica una persona “astuta”, “furba”. La maschera di Pulcinella ha un significato di denuncia sociale. Metaforicamente quindi la maschera simboleggia la plebe napoletana che stanca degli abusi e delle umiliazioni ricevute dalla cinica classe alto–media borghese.

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