Pulcinella, il volto di Napoli

Se la città di Napoli avesse un volto di umana sembianza, esso sarebbe senza alcun dubbio Pulcinella, una delle più popolari e antiche maschere, dalla personalità sfrontata, chiacchierona e che con la sua ironia si prende gioco dei potenti e dei politici.
L’origine di Pulcinella è molto, molto antica. Addirittura già in età paleocristiana era conosciuta un’entità dalle stesse caratteristiche fisiche e comportamentali della maschera, ma che aveva la precisa funzione di protezione dalle forze naturali e quelle soprannaturali.
Con l’arrivo del Cristianesimo la figura di Pulcinella scomparve, per essere poi recuperata nel 1500 ad opera di Silvio Fiorillo ne “La Commedia dell’Arte”, un attore che fu tra i primi ad interpretare questo servo scaltro ma dall’indole svogliata, che per vivere si adatta a fare un po’ di tutto: dal ladro al fornaio, dall’oste al contadino, girando per i vicoli della sua città alla ricerca di espedienti per sopravvivere o di occasioni per prendersi gioco dei ricchi.
Una delle particolarità di Pulcinella è quella di non esser capace di star fermo o di mantenere un segreto. Egli parla e sparla anche a sproposito con la sua voce stridula e curiosa: di qui il famoso detto “il segreto di Pulcinella” per indicare un fatto segretissimo, ma che è ormai di pubblico dominio.

Nelle sue fattezze, Pulcinella è spesso rappresentato il larghi calzoni bianchi ed una blusa bianca altrettanto grande. Sul viso, una mezza maschera di colore nero con un grande naso adunco e profondi solchi sulla fronte. In pochi sanno che quella mezza maschera è di un’espressione massima, come poche altre. Essa è in grado di adattarsi a pieno a qualsiasi tipo di sentimento espresso dalla bocca: dall’espressione più triste al sorriso più beffardo, dalla smorfia di scherno allo stupore più sincero.