Pomodoro e pizza

Pizza e pomodoro: il connubio perfetto

L’Italia e la sua cucina sono da sempre associate all’uso del pomodoro e, proprio in ambito alimentare, uno dei connubi più consolidati è sicuramente quello della pizza col pomodoro.

Com’è noto, infatti, anche se la pizza ben si presta a svariati abbinamenti, l’ingrediente quasi irrinunciabile è senza dubbio il pomodoro, col suo inconfondibile colore rosso.

Il binomio “pizza- pomodoro” nasce dal vantaggio gustativo dato dal sapore inconfondibile di quest’ultimo, il quale esalta il gusto di qualsiasi alimento che lo accompagna.

Non solo: oltre a deliziare il palato, il pomodoro è un vero e proprio toccasana per la nostra salute: costituito soprattutto da acqua, è ricco di fibre, sali minerali e vitamine che rafforzano il sistema immunitario e conferiscono al pomodoro un’azione antibatterica, antifungina, protettiva della vista, delle ossa e delle strutture cutanee.

Inoltre, grazie al licopene, responsabile del colore rosso tipico, il pomodoro è un antiossidante capace di neutralizzare i radicali liberi, e la sua presenza rende il pomodoro non soltanto protettivo contro l’invecchiamento cellulare, ma lo rende un alimento prezioso, il cui consumo riduce il rischio di cancro al colon, alla prostata ed alla vescica.

Proprio per l’utilizzo del pomodoro, la pizza è buona da mangiare ed un’alleata per la nostra salute, un alimento che non dovrebbe mai mancare sulle nostre tavole.

L’AVPN regola con attenzione l’utilizzo degli ingredienti nella realizzazione dell’autentica Pizza Napoletana. Nel caso del pomodoro, la sua provenienza deve essere preferibilmente campana. Inoltre, nella preparazione della Vera Pizza, il pomodoro pelato deve essere frantumato a mano, risultare non denso e con alcuni pezzetti di pelato ancora presenti, mentre il pomodoro fresco deve essere tagliato rigorosamente a spicchi.

Napoli e il Vesuvio, un simbolo intramontabile

Quando si pensa alla città di Napoli, tra i simboli immediatamente chiamati alla memoria spicca
il Vesuvio.
Una bellezza imponente e maestosa, dall’ inconfondibile sagoma che regala un panorama mozzafiato tanto ai turisti quanto ai residenti, adagiato com’è sul golfo di Napoli.
Tristemente noto per le sue rovinose eruzioni, di cui la più famosa è sicuramente quella che coinvolse Pomei ed Ercolano nel 79 d.C., è diventato ormai una delle componenti più suggestive e simboliche della città partenopea.
Non è un caso che il Vesuvio figuri anche in numerosi film quali appunto “Pompei” di Paul W. S. Andreson (2014), ma anche nella letteratura straniera, inglese soprattutto, e d’arte, comparendo in innumerevoli rappresentazioni di
pittori paesaggisti.
Pizza Style dedica un tributo speciale a questo simbolo partenopeo, proponendo una nuova, imperdibile offerta a tutti gli amanti di Napoli e della sua irripetibile arte gastronomica.
È ora possibile acquistare gli speciali piatti Vesuvio con simbolo AVPN e logo Arte del Pizzaiolo Napoletano, per arricchire di folclore e stile la propria attività!
Una nuova speciale dedica alla città di Napoli, che tanto ha regalato al mondo, per evidenziare ancora di più come tutti i suoi simboli siano collegati tra di loro dalla passione di chi vuole viverli e scoprirli.

Pulcinella, il volto di Napoli

Se la città di Napoli avesse un volto di umana sembianza, esso sarebbe senza alcun dubbio Pulcinella, una delle più popolari e antiche maschere, dalla personalità sfrontata, chiacchierona e che con la sua ironia si prende gioco dei potenti e dei politici.
L’origine di Pulcinella è molto, molto antica. Addirittura già in età paleocristiana era conosciuta un’entità dalle stesse caratteristiche fisiche e comportamentali della maschera, ma che aveva la precisa funzione di protezione dalle forze naturali e quelle soprannaturali.
Con l’arrivo del Cristianesimo la figura di Pulcinella scomparve, per essere poi recuperata nel 1500 ad opera di Silvio Fiorillo ne “La Commedia dell’Arte”, un attore che fu tra i primi ad interpretare questo servo scaltro ma dall’indole svogliata, che per vivere si adatta a fare un po’ di tutto: dal ladro al fornaio, dall’oste al contadino, girando per i vicoli della sua città alla ricerca di espedienti per sopravvivere o di occasioni per prendersi gioco dei ricchi.
Una delle particolarità di Pulcinella è quella di non esser capace di star fermo o di mantenere un segreto. Egli parla e sparla anche a sproposito con la sua voce stridula e curiosa: di qui il famoso detto “il segreto di Pulcinella” per indicare un fatto segretissimo, ma che è ormai di pubblico dominio.

Nelle sue fattezze, Pulcinella è spesso rappresentato il larghi calzoni bianchi ed una blusa bianca altrettanto grande. Sul viso, una mezza maschera di colore nero con un grande naso adunco e profondi solchi sulla fronte. In pochi sanno che quella mezza maschera è di un’espressione massima, come poche altre. Essa è in grado di adattarsi a pieno a qualsiasi tipo di sentimento espresso dalla bocca: dall’espressione più triste al sorriso più beffardo, dalla smorfia di scherno allo stupore più sincero.

Pizza Style, stile e qualità del pizzaiolo

Quando lo stile è sinonimo di garanzia

A partire dalla sua fondazione nel lontano 1984, l’obiettivo dell’AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana) è stato quello di tutelare, in Italia e nel mondo, la Pizza Napoletana Verace, realizzata quindi secondo le caratteristiche descritte nel Disciplinare Internazionale. Oltre al tutelare un prodotto gastronomico che si classifica tra i più conosciuti al mondo, l’AVPN si preoccupa anche di valorizzare, promuovere e diffondere il valore del pizzaiolo in quanto professionista universalmente riconosciuto, il cui prestigio è certamente aumentato da quando il mestiere di pizzaiolo è patrimonio dell’Unesco.

Sin da quando fondammo l’Associazione nel 1984,” afferma Antonio Pace, presidente dell’ AVPN, “ci siamo posti l’ obiettivo di valorizzare non solo la Vera Pizza Napoletana ma anche l’immagine del pizzaiolo, dando la giusta dignità a questo faticoso lavoro purtroppo non sempre riconosciuto per il suo reale valore. (…) È passato molto tempo da allora, e ritengo che uno dei compiti svolti dall’Associazione, insieme al far conoscere nel mondo la pizza napoletana, sia stato proprio quello di far nascere l’orgoglio di essere pizzaiolo valorizzando la loro professione e dando loro dignità anche attraverso giacche simili a quelle degli chef”.

Oltre l’arte, infatti, anche l’immagine si pone quale l’insieme di tutti gli elementi che definiscono la nostra identità. Pizza Style si preoccupa quindi di curare nei minimi dettagli tutto il merchandising di Vera Pizza Napoletana, attraverso la creazione di accessori personalizzabili che mescolano l’alta manifattura e la qualità dei materiali utilizzati ad un design che abbraccia tutti i simboli che hanno reso la città di Napoli famosa nel mondo e che mirano ad ottenere di una mise curata ed impeccabile: il pizzaiolo è così rivestito non solo di un’immagine più curata, ma anche di una nuova dignità.
Tutti gli accessori di Pizza Style, oltre a rendere la figura del pizzaiolo altamente professionale attraverso un’immagine ricercata, mirano anche ad esibire nell’aspetto la garanzia e la qualità che il marchio Vera Pizza Napoletana porta con sé, poiché chi espone il marchio Vera Pizza Napoletana offre un prodotto la cui qualità è tutelata, valorizzata e apprezzata in tutto il mondo.

“Noi dell’Associazione Verace Pizza Napoletana abbiamo sempre ritenuto il progetto Pizza Style nevralgico per il proseguo delle nostre attività” – conclude Antonio Pace – “poiché l’immagine del pizzaiolo passa non soltanto attraverso il suo prodotto, ma soprattutto attraverso un’immagine coordinata di tutto il locale e del personale operante all’interno. Sono le persone, con il loro impegno e la loro passione, a dare valore al prodotto finale”.

Corno Portafortuna Napoletano, origini

Tra mito e cultura, scopriamo le origini del portafortuna più celebre di Napoli

Chi ha avuto la fortuna di visitare Napoli almeno una volta nella vita, si sarà imbattuto certamente nel famoso “curniciello” portafortuna. Spesso, il corno portafortuna è stato il souvenir di viaggio più amato dai turisti, proprio perché racchiude in sé molto del carattere spiritoso, artistico e superstizioso di Napoli.

La tradizione lo vuole “tuosto, vacante, stuorto e cu’ ‘a ponta”, perché solo così si può allontanare il malocchio. E guai acquistarlo da sè! Il corno portafortuna deve essere ricevuto in regalo e realizzato a mano, così che le influenze positive di chi lo crea accompagnino sempre colui che lo porta.

Ma qual è l’origine del tipico corno rosso napoletano?
Curiosamente, la sua storia ha origine nel Neolitico, quando le corna degli animali simboleggiavano forza fisia e buona sorte. Da qui il particolare elmo con corna, indossato in occasione di molte battaglie.

È solo nel Medioevo, però, che si diffonde la convinzione che questo amuleto sia di buon augurio, e molti artigiani napoletani iniziano a realizzare a mano i primi autentici corni napoletani. Il materiale scelto era il corallo, non solo ritenuto già magico perché utile a scacciare il malocchio dalle donne incinte, ma anche per il colore rosso, ritenuto di buon auspicio per il suo legame con sangue e fuoco, simboli di vita.

Da quell’epoca ai giorni nostri, il corno portafortuna ha conosciuto sempre maggior successo e in ogni bottega del centro storico è possibil riconoscere l’inconfondibile sagoma.
Il corno è, infine, una delle più alte testimonianze del sincretismo culturale e religioso di Napoli, poiché mescola sacro e profano proprio come molti altri aspetti del quotidiano partenopeo.

Pizza Style rende omaggio a questo piccolo grande simbolo di Napoli in una nuova collezione di ceramiche fatte a mano, dove è possibile trovare proprio il famoso corno portafortuna.
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Paese che vai… Pizza che trovi!

Con pochissimi ingredienti è in grado di regalarci un gusto delizioso; ormai simbolo non solo del nostro Paese e della città di Napoli, ma anche segno intangibile d’integrazione della gastronomia italiana nel mondo: è la Pizza!

Nonostante il suo gusto inconfondibile abbia conquistato il mondo, non sempre è facile imbattersi, soprattutto all’estero, in pizze fatte secondo i dettami che ormai sono patrimonio dell’UNESCO.
Proprio perché la pizza piace proprio a tutti e la semplicità dei suoi ingredienti permette di declinarla in molteplici varianti, la pizza all’estero è fortemente influenzata dai diversi gusti e abitudini alimentari.
Di seguito vi condurremo in un particolare itinerario gastronomico, ovvero attraverso le diverse tipologie adottate in differenti parti del mondo sul mondo di fare e mangiare la pizza. Anticipiamo già che cadono molto al di fuori di ogni nostra concezione, anche quella più tollerabile.
Il volto di una pizza estera certamente a noi più familiare, complici anche i film e le serie TV, è quello della pizza made in USA: giganteschi dischi di pizza con triplo strato di formaggio filante a condire. Una delle pizze americane più blasonate è certamente la “pepperoni-pizza”, un nome che nell’immaginario collettivo italiano induce immediatamente in errore: non si tratta infatti di una pizza con condimento di peperoni, ortaggi molto apprezzati qui in Italia, quanto di una pizza che prevede sulla mozzarella tanti dischi di salame piccante. Lo stile statunitense a sua volta si frammenta in varianti cittadine più o meno conosciute, ciascuna con il proprio nome: New York Style, California Style, o ancora Chicago Style.
Il Brasile è la Nazione che vanta il più alto tasso di pizzerie nelle sue città più importanti. Eppure, nemmeno il Brasile è esente dalla reinterpretazione locale della pizza, non solo negli impasti che si presentano molto sottili, ma soprattutto per i condimenti scelti, molto azzardati e certamente lontani dal gusto italiano. Un esempio su tutti è l’utilizzo del catupiry, formaggio cremoso parecchio utilizzato nella cucina brasiliana e spesso aggiunto anche alla pizza.
Sebbene sia separato dall’Italia da un numero minore di chilometri, il Nord Europa è quello che ha dato adito a connubi di gusto che nell’immaginario italiano non sono davvero accettabili, come quello dolce-salato di ananas, banane e curry che sembrerebbe in pole position tra le preferenze nordiche.
In Inghilterra, invece, può capitare che la pizza sia semplicemente la base sulla quale s’impongono, prepotentemente, tutti i prodotti tipici dell’English breakfast con un trionfo di fagioli, salsicce e uova, ma anche patate, funghi, bacon, mentre la Spagna e la Germania, per eccessiva ridondanza dello stile italiano, hanno voluto esagerare lo stile italiano proponendo ai consumatori un tripudio di carboidrati. Non è raro, infatti, imbattersi in pizze che presentano come condimento nient’altro che la pasta!
Solo nel lontano Oriente, il Giappone resta radicato al vero gusto italiano in fatto di pizze. Molte sono le pizzerie napoletane presenti sul territorio giapponese, dove le pizze prodotte hanno poco da invidiare alle sorelle italiane. Al di fuori delle pizzerie non aderenti all’AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana), i risultati non sono così rosei: le pizze servite nei locali sono piccole ed estrose, con il mais che regna sovrano tra i condimenti e che spesso è fornito come extra.

Made in Italy, la qualità incontra il gusto

Made in Italy come segno distintivo di eccellenza e maestria

Farina, acqua, olio extravergine d’oliva, lievito, sale. Questi i semplici ingredienti che vengono magistralmente utilizzati per creare uno dei vanti della gastronomia italiana e soprattutto napoletana: la pizza.
Apprezzato non solo in Italia, la squisitezza di questo piatto tipico semplice e nutriente trova consensi in tutto il mondo, il che ha contribuito certamente a vedere sempre di più prodotti che imitano l’originale, non seguendo i rigidi dettami della ricetta, quelli voluti dalla tradizione, soprattutto per quel che riguarda la provenienza dei prodotti.
Ma il made in Italy per quanto riguarda la pizza non si configura solo come una caratteristica di provenienza; è una vera e propria tutela del gusto autentico di questo vanto della gastronomia italiana, il quale deve sottostare a determinati paramentri.
L’ Associazione “Verace Pizza Napoletana” regola e tutela la preparazione di questa succulenta pietanza, patrimonio UNESCO: l’impasto di acqua, farina, lievito ed olio, previamente fatto lievitare in monoporzioni, viene steso in forma di disco, condito con pomodoro di origine italiana e mozzarella di bufala Campana DOP, ed infine cotto a contatto del piano rovente di un forno.
In questa versione, la vera pizza, quella made in Italy, è la più conosciuta e consumata nel mondo e viene detta appunto anche pizza classica o pizza napoletana, in ossequio all’importanza che la città di Napoli ha svolto nella storia della pizza e che ne ha fatto certamente il suo simbolo inscindibile.
Ma all’estero?
Per una pizza che possa fregiarsi del Made in Italy, lo standard italiano deve esser mantenuto molto rigido, sia nella tecnica di lavorazione dell’impasto, sia nella scelta delle materie prime, che devono essere esclusivamente anch’esse made in Italy, per poter poi fare una pizza degna di questo marchio.

Pizzaiolo Verace

Pizzaiolo Verace, valori e riconoscimenti

Impegno, passione, tradizione e cultura. Questi e tanti altri ancora i concetti racchiusi nel valore del Pizzaiolo Verace.

È passato del tempo, dall’importante riconoscimento della pizza e dell’arte di fare la pizza da parte dell’Unesco come bene immateriale intangibile dell’Umanità,  avvenuto lo scorso 7 Dicembre 2017. Eppure, resta viva in noi l’importanza che tale traguardo racchiude, proprio perché esalta, prima ancora della pizza stessa, il professionista che c’è dietro la realizzazione di uno dei prodotti più amati ed apprezzati del Made in Italy. Tale riconoscimento, infatti, ci ha spinti a realizzare una nuova linea di Pizza Style dedicata proprio all’Arte del Pizzaiolo Napoletano: tutti gli articoli per il professionista pizzaiolo, con un simbolo dedicato proprio a questo traguardo.

Dopo il riconoscimento Unesco, ricordiamo un altro importante tributo ai maestri pizzaioli: a loro è infatti stata dedicata la giornata del 17 gennaio, lo stesso giorno in cui si festeggia anche a Sant’Antonio Abate, protettore dei fornai e dei pizzaioli.
Una scelta molto importante, sentita e mirata, poiché era tradizione, infatti, che ogni pizzaiolo avesse una statuetta del Santo sul forno, come buon augurio, così come era tradizione negli anni passati che le famiglie dei pizzaioli per festeggiare il loro Santo protettore chiudessero le loro pizzerie e si radunassero tutte assieme, con i propri cari, per accendere un grande fuoco di ringraziamento al Santo.

“La decisione dell’Unesco di riconoscere l’arte del pizzaiuolo napoletano come patrimonio immateriale dell’umanità rappresenta una pietra miliare nella storia, lunga e travagliata, di questa fantastica professione. Questo riconoscimento tanto atteso è qualcosa che ci inorgoglisce e gratifica l’impegno di tutti i pizzaioli napoletani che con il loro prezioso lavoro, anzi da oggi dirò con la loro arte, hanno saputo valorizzare un territorio, un prodotto e le caratteristiche di un popolo”.
Furono queste le parole di Antonio Pace, presidente dell’AVPN, che rimandano ad un altro importante avvenimento volto a celebrare il mestiere di pizzaiolo: l’Associazione Verace Pizza Napoletana e l’Associazione Pizzaioli Napoletani, in collaborazione con la Coldiretti, hanno infatti chiesto ad un grande artista di realizzare una statua in bronzo, alta oltre 2 metri, che diventerà il simbolo anche per le future generazioni di questo prestigioso riconoscimento.

Pizzaioli napoletani, i profeti del gusto

Storia del “Pizzaiuolo” Napoletano tra arte e mestiere

Quella del pizzaiolo è un’arte senza tempo.
Se oggi è riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità Unesco, è grazie all’impegno e alla passione di tantissimi pizzaioli napoletani che, negli anni, hanno portato questa professione a nuovi livelli di qualità e di valore culturale.
Lo svolgimento di quest’arte per come la intendiamo – ovvero, in luoghi appositamente preposti da parte di personale qualificato – compare solo nell’Ottocento.
Infatti, prima di tale epoca, la produzione della pizza non prevedeva alcuna struttura, bensì pizzaioli itineranti, che vendevano i loro prodotti nelle strade più popolate ed affollate della Napoli Moderna su carretti mobili.
Ultimi della scala sociale, i pizzaioli, custodi di centinaia di anni di storia, abitudini e costumi, a lungo paragonati e confusi con bettolieri, tavernieri e fornai dovettero faticare molto prima di vedersi riconoscere come categoria professionale. Tenuti in scarsa considerazione, come provava il bollo di soli 2 ducati da apporre sulla patente per esercitare l’attività, coloro che preparavano le pizze attesero la seconda metà del XVIII secolo per iniziare ad avere un’identità e un nome, quando, ormai troppo tardi, era già giunto il momento in cui le corporazioni delle arti e mestieri si avviavano a essere smembrate e non svolgevano più la loro funzione.
Tramandato di padre in figlio, quest’arte-mestiere ad un certo punto fece un balzo in avanti. Se nel 1807, erano in tutto 68 i pizzaioli con botteghe, dislocate per lo più nel centro storico, circa sessant’anni dopo, quel numero raddoppiò per portare la pizza quasi in tutti i quartieri di Napoli. Questo perché non solo esso si configurava come il cibo del popolo e dei meno agiati, comprato per un soldo, ma anche perché la fama della sua bontà cresceva col crescere della caotica Napoli, fino a raggiungere i palati più sopraffini e “regali”, quale quello della Regina d’Italia Margherita di Savoia, la quale ha visto dedicarsi una delle pizze più celebri ed amate del mondo: la pizza Margherita.
In tempi recenti l’arte del pizzaiolo ha avuto sempre più dignità. Infatti, una parte di essi ha conquistato un posto nell’alta ristorazione accanto ai grandi chef, oltre che fama nazionale ed internazionale. Nuovo lustro a quest’arte antica è stato offerto dall’UNESCO, decretando il mestiere del pizzaiolo e la pizza patrimonio dell’Umanità.

È sul valore di questa professione che si fonda l’impegno di Pizza Style, volto appunto a sottolineare la rinnovata dignità del mestiere del pizzaiolo, da comunicare attraverso uno stile di grande impatto e anche di una certa eleganza.
Mostra il valore della tua attività, con lo stile di Pizza Style!

professionisti pizzaioli

Il professionista pizzaiolo

Chi sono i veri professionisti pizzaioli?

I pizzaioli autentici sono coloro che hanno scelto di dedicarsi ad un mestiere antico e popolare, che passo dopo passo ha conquistato il mondo. Sono quelli che diffondono, proteggono e fanno apprezzare il Made in Italy al di fuori dei confini nazionali, quelli che mettono un pizzico di ingegnosità culinaria tutta napoletana in tutto ciò che fanno.
Il professionista pizzaiolo è il fiero esponente di un mestiere che si può paragonare ad una vera e propria arte, tramandata di generazione in generazione; i detentori di un’antica ricchezza che passa di mano in mano e che è stata tutelata negli anni proprio grazie alla dedizione e alla passione dei nostri maestri pizzaioli.
Perché l’arte, quella autentica, non si può improvvisare, e chi degusta la vera pizza napoletana può chiaramente percepirne la differenza.

I professionisti pizzaioli trasformano gesti semplici in un’autentica poesia: la maestria di stendere un disco di pasta lievitata a regola d’arte, la sapienza del condimento e la cottura al punto giusto danno vita ad un prodotto che non può avere concorrenti, ma solo imitatori.

Dedicare anima e corpo alla realizzazione della vera pizza napoletana è più di un semplice mestiere, ma è un valore da riconoscere.
Con le nostre linee, noi di Pizza Style desideriamo rendere onore a tutti i professionisti pizzaioli che ogni giorno operano per la qualità e aiutano a diffondere un po’ del sano Made in Italy in tutto il mondo, restando come sempre umili… ma grandi.