Paese che vai… Pizza che trovi!

Con pochissimi ingredienti è in grado di regalarci un gusto delizioso; ormai simbolo non solo del nostro Paese e della città di Napoli, ma anche segno intangibile d’integrazione della gastronomia italiana nel mondo: è la Pizza!

Nonostante il suo gusto inconfondibile abbia conquistato il mondo, non sempre è facile imbattersi, soprattutto all’estero, in pizze fatte secondo i dettami che ormai sono patrimonio dell’UNESCO.
Proprio perché la pizza piace proprio a tutti e la semplicità dei suoi ingredienti permette di declinarla in molteplici varianti, la pizza all’estero è fortemente influenzata dai diversi gusti e abitudini alimentari.
Di seguito vi condurremo in un particolare itinerario gastronomico, ovvero attraverso le diverse tipologie adottate in differenti parti del mondo sul mondo di fare e mangiare la pizza. Anticipiamo già che cadono molto al di fuori di ogni nostra concezione, anche quella più tollerabile.
Il volto di una pizza estera certamente a noi più familiare, complici anche i film e le serie TV, è quello della pizza made in USA: giganteschi dischi di pizza con triplo strato di formaggio filante a condire. Una delle pizze americane più blasonate è certamente la “pepperoni-pizza”, un nome che nell’immaginario collettivo italiano induce immediatamente in errore: non si tratta infatti di una pizza con condimento di peperoni, ortaggi molto apprezzati qui in Italia, quanto di una pizza che prevede sulla mozzarella tanti dischi di salame piccante. Lo stile statunitense a sua volta si frammenta in varianti cittadine più o meno conosciute, ciascuna con il proprio nome: New York Style, California Style, o ancora Chicago Style.
Il Brasile è la Nazione che vanta il più alto tasso di pizzerie nelle sue città più importanti. Eppure, nemmeno il Brasile è esente dalla reinterpretazione locale della pizza, non solo negli impasti che si presentano molto sottili, ma soprattutto per i condimenti scelti, molto azzardati e certamente lontani dal gusto italiano. Un esempio su tutti è l’utilizzo del catupiry, formaggio cremoso parecchio utilizzato nella cucina brasiliana e spesso aggiunto anche alla pizza.
Sebbene sia separato dall’Italia da un numero minore di chilometri, il Nord Europa è quello che ha dato adito a connubi di gusto che nell’immaginario italiano non sono davvero accettabili, come quello dolce-salato di ananas, banane e curry che sembrerebbe in pole position tra le preferenze nordiche.
In Inghilterra, invece, può capitare che la pizza sia semplicemente la base sulla quale s’impongono, prepotentemente, tutti i prodotti tipici dell’English breakfast con un trionfo di fagioli, salsicce e uova, ma anche patate, funghi, bacon, mentre la Spagna e la Germania, per eccessiva ridondanza dello stile italiano, hanno voluto esagerare lo stile italiano proponendo ai consumatori un tripudio di carboidrati. Non è raro, infatti, imbattersi in pizze che presentano come condimento nient’altro che la pasta!
Solo nel lontano Oriente, il Giappone resta radicato al vero gusto italiano in fatto di pizze. Molte sono le pizzerie napoletane presenti sul territorio giapponese, dove le pizze prodotte hanno poco da invidiare alle sorelle italiane. Al di fuori delle pizzerie non aderenti all’AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana), i risultati non sono così rosei: le pizze servite nei locali sono piccole ed estrose, con il mais che regna sovrano tra i condimenti e che spesso è fornito come extra.

Made in Italy, la qualità incontra il gusto

Made in Italy come segno distintivo di eccellenza e maestria

Farina, acqua, olio extravergine d’oliva, lievito, sale. Questi i semplici ingredienti che vengono magistralmente utilizzati per creare uno dei vanti della gastronomia italiana e soprattutto napoletana: la pizza.
Apprezzato non solo in Italia, la squisitezza di questo piatto tipico semplice e nutriente trova consensi in tutto il mondo, il che ha contribuito certamente a vedere sempre di più prodotti che imitano l’originale, non seguendo i rigidi dettami della ricetta, quelli voluti dalla tradizione, soprattutto per quel che riguarda la provenienza dei prodotti.
Ma il made in Italy per quanto riguarda la pizza non si configura solo come una caratteristica di provenienza; è una vera e propria tutela del gusto autentico di questo vanto della gastronomia italiana, il quale deve sottostare a determinati paramentri.
L’ Associazione “Verace Pizza Napoletana” regola e tutela la preparazione di questa succulenta pietanza, patrimonio UNESCO: l’impasto di acqua, farina, lievito ed olio, previamente fatto lievitare in monoporzioni, viene steso in forma di disco, condito con pomodoro di origine italiana e mozzarella di bufala Campana DOP, ed infine cotto a contatto del piano rovente di un forno.
In questa versione, la vera pizza, quella made in Italy, è la più conosciuta e consumata nel mondo e viene detta appunto anche pizza classica o pizza napoletana, in ossequio all’importanza che la città di Napoli ha svolto nella storia della pizza e che ne ha fatto certamente il suo simbolo inscindibile.
Ma all’estero?
Per una pizza che possa fregiarsi del Made in Italy, lo standard italiano deve esser mantenuto molto rigido, sia nella tecnica di lavorazione dell’impasto, sia nella scelta delle materie prime, che devono essere esclusivamente anch’esse made in Italy, per poter poi fare una pizza degna di questo marchio.

Pizzaiolo Verace

Pizzaiolo Verace, valori e riconoscimenti

Impegno, passione, tradizione e cultura. Questi e tanti altri ancora i concetti racchiusi nel valore del Pizzaiolo Verace.

È passato del tempo, dall’importante riconoscimento della pizza e dell’arte di fare la pizza da parte dell’Unesco come bene immateriale intangibile dell’Umanità,  avvenuto lo scorso 7 Dicembre 2017. Eppure, resta viva in noi l’importanza che tale traguardo racchiude, proprio perché esalta, prima ancora della pizza stessa, il professionista che c’è dietro la realizzazione di uno dei prodotti più amati ed apprezzati del Made in Italy. Tale riconoscimento, infatti, ci ha spinti a realizzare una nuova linea di Pizza Style dedicata proprio all’Arte del Pizzaiolo Napoletano: tutti gli articoli per il professionista pizzaiolo, con un simbolo dedicato proprio a questo traguardo.

Dopo il riconoscimento Unesco, ricordiamo un altro importante tributo ai maestri pizzaioli: a loro è infatti stata dedicata la giornata del 17 gennaio, lo stesso giorno in cui si festeggia anche a Sant’Antonio Abate, protettore dei fornai e dei pizzaioli.
Una scelta molto importante, sentita e mirata, poiché era tradizione, infatti, che ogni pizzaiolo avesse una statuetta del Santo sul forno, come buon augurio, così come era tradizione negli anni passati che le famiglie dei pizzaioli per festeggiare il loro Santo protettore chiudessero le loro pizzerie e si radunassero tutte assieme, con i propri cari, per accendere un grande fuoco di ringraziamento al Santo.

“La decisione dell’Unesco di riconoscere l’arte del pizzaiuolo napoletano come patrimonio immateriale dell’umanità rappresenta una pietra miliare nella storia, lunga e travagliata, di questa fantastica professione. Questo riconoscimento tanto atteso è qualcosa che ci inorgoglisce e gratifica l’impegno di tutti i pizzaioli napoletani che con il loro prezioso lavoro, anzi da oggi dirò con la loro arte, hanno saputo valorizzare un territorio, un prodotto e le caratteristiche di un popolo”.
Furono queste le parole di Antonio Pace, presidente dell’AVPN, che rimandano ad un altro importante avvenimento volto a celebrare il mestiere di pizzaiolo: l’Associazione Verace Pizza Napoletana e l’Associazione Pizzaioli Napoletani, in collaborazione con la Coldiretti, hanno infatti chiesto ad un grande artista di realizzare una statua in bronzo, alta oltre 2 metri, che diventerà il simbolo anche per le future generazioni di questo prestigioso riconoscimento.

Pizzaioli napoletani, i profeti del gusto

Storia del “Pizzaiuolo” Napoletano tra arte e mestiere

Quella del pizzaiolo è un’arte senza tempo.
Se oggi è riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità Unesco, è grazie all’impegno e alla passione di tantissimi pizzaioli napoletani che, negli anni, hanno portato questa professione a nuovi livelli di qualità e di valore culturale.
Lo svolgimento di quest’arte per come la intendiamo – ovvero, in luoghi appositamente preposti da parte di personale qualificato – compare solo nell’Ottocento.
Infatti, prima di tale epoca, la produzione della pizza non prevedeva alcuna struttura, bensì pizzaioli itineranti, che vendevano i loro prodotti nelle strade più popolate ed affollate della Napoli Moderna su carretti mobili.
Ultimi della scala sociale, i pizzaioli, custodi di centinaia di anni di storia, abitudini e costumi, a lungo paragonati e confusi con bettolieri, tavernieri e fornai dovettero faticare molto prima di vedersi riconoscere come categoria professionale. Tenuti in scarsa considerazione, come provava il bollo di soli 2 ducati da apporre sulla patente per esercitare l’attività, coloro che preparavano le pizze attesero la seconda metà del XVIII secolo per iniziare ad avere un’identità e un nome, quando, ormai troppo tardi, era già giunto il momento in cui le corporazioni delle arti e mestieri si avviavano a essere smembrate e non svolgevano più la loro funzione.
Tramandato di padre in figlio, quest’arte-mestiere ad un certo punto fece un balzo in avanti. Se nel 1807, erano in tutto 68 i pizzaioli con botteghe, dislocate per lo più nel centro storico, circa sessant’anni dopo, quel numero raddoppiò per portare la pizza quasi in tutti i quartieri di Napoli. Questo perché non solo esso si configurava come il cibo del popolo e dei meno agiati, comprato per un soldo, ma anche perché la fama della sua bontà cresceva col crescere della caotica Napoli, fino a raggiungere i palati più sopraffini e “regali”, quale quello della Regina d’Italia Margherita di Savoia, la quale ha visto dedicarsi una delle pizze più celebri ed amate del mondo: la pizza Margherita.
In tempi recenti l’arte del pizzaiolo ha avuto sempre più dignità. Infatti, una parte di essi ha conquistato un posto nell’alta ristorazione accanto ai grandi chef, oltre che fama nazionale ed internazionale. Nuovo lustro a quest’arte antica è stato offerto dall’UNESCO, decretando il mestiere del pizzaiolo e la pizza patrimonio dell’Umanità.

È sul valore di questa professione che si fonda l’impegno di Pizza Style, volto appunto a sottolineare la rinnovata dignità del mestiere del pizzaiolo, da comunicare attraverso uno stile di grande impatto e anche di una certa eleganza.
Mostra il valore della tua attività, con lo stile di Pizza Style!

professionisti pizzaioli

Il professionista pizzaiolo

Chi sono i veri professionisti pizzaioli?

I pizzaioli autentici sono coloro che hanno scelto di dedicarsi ad un mestiere antico e popolare, che passo dopo passo ha conquistato il mondo. Sono quelli che diffondono, proteggono e fanno apprezzare il Made in Italy al di fuori dei confini nazionali, quelli che mettono un pizzico di ingegnosità culinaria tutta napoletana in tutto ciò che fanno.
Il professionista pizzaiolo è il fiero esponente di un mestiere che si può paragonare ad una vera e propria arte, tramandata di generazione in generazione; i detentori di un’antica ricchezza che passa di mano in mano e che è stata tutelata negli anni proprio grazie alla dedizione e alla passione dei nostri maestri pizzaioli.
Perché l’arte, quella autentica, non si può improvvisare, e chi degusta la vera pizza napoletana può chiaramente percepirne la differenza.

I professionisti pizzaioli trasformano gesti semplici in un’autentica poesia: la maestria di stendere un disco di pasta lievitata a regola d’arte, la sapienza del condimento e la cottura al punto giusto danno vita ad un prodotto che non può avere concorrenti, ma solo imitatori.

Dedicare anima e corpo alla realizzazione della vera pizza napoletana è più di un semplice mestiere, ma è un valore da riconoscere.
Con le nostre linee, noi di Pizza Style desideriamo rendere onore a tutti i professionisti pizzaioli che ogni giorno operano per la qualità e aiutano a diffondere un po’ del sano Made in Italy in tutto il mondo, restando come sempre umili… ma grandi.

Giornata del Pizzaiuolo Napoletano

Il 17 Gennaio, nel giorno di S. Antonio Abate, protettore di fornai e pizzaiolo, si è tenuta la tanto attesa Festa del Pizzaiolo Napoletano.
L’evento, ospitato presso la sede dell’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN) a Capodimonte, è stata un’occasione per ricordare l’importanza ed il valore della professione del pizzaiolo, alla luce dei recenti riconoscimenti che hanno elevato questa arte a Patrimonio dell’Umanità; un successo che, da ora, sarà celebrato annualmente con una giornata dedicata al mestiere più appassionato del mondo.
“Anticamente, le famiglie dei pizzaioli, per celebrare il santo protettore, erano solite chiudere le loro pizzerie e ritrovarsi insieme alle loro rispettive famiglie per accendere un grande fuoco propiziatorio” – spiega il presidente dell’Associazione verace pizza napoletana, Antonio Pace – “Per questo motivo abbiamo scelto di festeggiare proprio il 17 gennaio per riproporre questa antica tradizione, pressoché scomparsa, e aprire la sede dell’associazione a tutti i pizzaioli associati e alle loro famiglie”.

L’evento ha visto anche la partecipazione del Cardinale Sepe e dei Delegati del Comune di Napoli.

Anni e anni di fedele servizio per la qualità ed il gusto, sono ora premiati con un’autentica celebrazione, all’altezza del valore che il ruolo del Pizzaiolo Napoletano riveste per il Made in Italy nel mondo.

Pulcinella e la Pizza

Sia Pulcinella che la Pizza rappresentano due simboli iconici dell’immaginario napoletano.
Entrambi archetipi della variopinta cultura mediterranea, il legame tra queste due protagoniste di Napoli è forte ed evocativo, al punto da ispirare un’intera linea di Pizza Style.
Pulcinella, la più celebre maschera del mondo, proprio come la pizza racchiude un pezzo importante dello spirito partenopeo. Attraverso le sue ben note caratteristiche di ironia e sfrontatezza, infatti, si presenta come un’immagine un po’ buffa e caricaturale del popolo napoletano.
Di Pulcinella si ricorda anche l’insaziabile golosità… di pizza, ovviamente!
Dalle commedie di Francesco Cerlone, la relazione tra Pulcinella e la pizza è ancora più evidente: lo possiamo notare nel “Pulcinella vendicato”, del 1765, dove la maschera descrive un’abbuffata ideale nella quale la pizza non può mancare, o ancora la commedia “Il vassallo fedele”, del 1793, dove Pulcinella da buffone di corte, menziona la ben nota “pizza marinara”.
Pulcinella e la pizza: ancora oggi, due dei simboli più noti e amati della tradizione partenopea; entrambi veraci, entrambi di umili origini… entrambi immortali e invulnerabili alla storia.

I vantaggi del riconoscimento Unesco

“Per Unesco le competenze legate alla produzione della pizza, che include gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale”
A poca distanza dalla felice notizia, approfondiamo il significato che si cela dietro il riconoscimento dell’Arte del Pizzaiolo Napoletano come Patrimonio dell’Umanità.

Il primo, grande vantaggio che questo nuovo riconoscimento ci offre è un’operazione di verità. L’Italia è stata paradossalmente mira di defraudazioni, nel corso degli anni, di uno dei prodotti più illustri e rappresentativi della propria cultura. La decisione dell’Unesco mette quindi un punto conclusivo ad ogni dubbio: la pizza è nata a Napoli, ed è nell’arte dei pizzaioli napoletani che si trovano i segreti della sua inimitabile qualità.

Ciò porterà di conseguenza un maggiore vantaggio economico: secondo i dati Cna 2016, la pizza in Italia vale 200 mila posti di lavoro; i pizzaioli sfornano ogni giorno 8 milioni di pezzi, che fanno quasi 192 milioni di pizze al mese e 2,3 miliardi l’anno, per un giro d’affari di 12 miliardi di euro! Tale cifra sale a ben 60 miliardi nel resto del mondo.

Al di là del fattore economico, il riconoscimento Unesco implica una maggior tutela del Made in Italy, non solo per quanto riguarda il prodotto finale, ma anche in merito agli ingredienti. Dalle mozzarelle di latte congelato alle farine di infima qualità, fino ai pomodori cinesi: ognuno di questi prodotti ha rischiato di mettere in crisi il buon nome del Made in Italy, insieme al tristemente noto “Italian Sounding”, l’insieme di prodotti tarocchi che storpiano parole, colori, immagini e marchi del redditizio Made in Italy alimentare.
Dunque, lotta alla contraffazione, tutela della qualità, ma soprattutto riconoscimento di un’arte che da tempo meritava la propria dimensione nel panorama gastronomico mondiale: l’arte dei pizzaiuoli napoletani!

Unesco: l’arte del pizzaiolo napoletano diventa patrimonio dell’umanità

L’arte dei pizzaiuoli napoletani Patrimonio dell’Umanità.
Dopo sette anni di negoziati internazionali e l’impegno dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, finalmente il Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, riunito in sessione sull’isola di Jeju in Corea del Sud, ha valutato positivamente, e con voto unanime, la candidatura italiana, concedendo il riconoscimento storico e meritatissimo.
Si tratta del 58esimo bene tutelato in Italia, e ben il nono nella sola Campania, che con questo evento si è fregiata di una nuova importante vittoria nel rispetto di chi ha fatto del valore artigianale, della qualità e della professionalità il proprio mestiere.
“Il riconoscimento dell’Arte del pizzaiuolo napoletano nella prestigiosa Lista del Patrimonio immateriale dell’Unesco è la riaffermazione di una tradizione storica che per il nostro Paese rappresenta, da secoli, un vero elemento d’unione culturale.” – afferma Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della World Petition #pizzaUnesco che ha sostenuto la candidatura italiana – “L’Arte del pizzaiuolo napoletano è un patrimonio di conoscenze artigianali uniche tramandato di padre in figlio, elemento identitario della cultura e del popolo partenopeo che ancora oggi opera in stretta continuità con la tradizione”.
È senza dubbio questo uno dei valori più importanti ad accompagnare il riconoscimento, cui si aggiunge una maggiore tutela per il prodotto Made In Italy nel mondo e soprattutto nnuova dignità per chi ha contribuito a rendere la vera pizza napoletana ciò che è oggi: un prodotto di qualità, popolare ma inimitabile, simbolo di cultura e di tradizione.

A Napoli, la notizia ha portato aria di festa e di condivisione… e quale modo migliore per festeggiare se non con una buona pizza?

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Casa de Rinaldi, il meglio della Vera Pizza Napoletana

Siamo infinitamente orgogliosi di aver presentato l’evento esclusivo presso “Casa de Rinaldi” dedicato al valore e alla qualità assoluta della Verace Pizza Napoletana.

Il valore insostituibile dell’artigianalità e del rispetto della tradizione vengono raccontati attraverso l’esperienza e la grande professionalità di Salvatore de Rinaldi, parte integrante dell’AVPN ed esponente di primo ordine di un mestiere fatto di passione, cura e dedizione costante.

Eventi come questi ci ricordano che sono queste persone, attraverso la loro costante ricerca della qualità, ad imprimere al prodotto quel valore autentico ed insostituibile che oggi è proprio della Verace Pizza Napoletana. Una figura professionale di tutto rispetto, che noi di Pizza Style non manchiamo di onorare con un abbigliamento innovativo, esclusivo e che sappia esprimere il loro vero valore!