I vantaggi del riconoscimento Unesco

“Per Unesco le competenze legate alla produzione della pizza, che include gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale”
A poca distanza dalla felice notizia, approfondiamo il significato che si cela dietro il riconoscimento dell’Arte del Pizzaiolo Napoletano come Patrimonio dell’Umanità.

Il primo, grande vantaggio che questo nuovo riconoscimento ci offre è un’operazione di verità. L’Italia è stata paradossalmente mira di defraudazioni, nel corso degli anni, di uno dei prodotti più illustri e rappresentativi della propria cultura. La decisione dell’Unesco mette quindi un punto conclusivo ad ogni dubbio: la pizza è nata a Napoli, ed è nell’arte dei pizzaioli napoletani che si trovano i segreti della sua inimitabile qualità.

Ciò porterà di conseguenza un maggiore vantaggio economico: secondo i dati Cna 2016, la pizza in Italia vale 200 mila posti di lavoro; i pizzaioli sfornano ogni giorno 8 milioni di pezzi, che fanno quasi 192 milioni di pizze al mese e 2,3 miliardi l’anno, per un giro d’affari di 12 miliardi di euro! Tale cifra sale a ben 60 miliardi nel resto del mondo.

Al di là del fattore economico, il riconoscimento Unesco implica una maggior tutela del Made in Italy, non solo per quanto riguarda il prodotto finale, ma anche in merito agli ingredienti. Dalle mozzarelle di latte congelato alle farine di infima qualità, fino ai pomodori cinesi: ognuno di questi prodotti ha rischiato di mettere in crisi il buon nome del Made in Italy, insieme al tristemente noto “Italian Sounding”, l’insieme di prodotti tarocchi che storpiano parole, colori, immagini e marchi del redditizio Made in Italy alimentare.
Dunque, lotta alla contraffazione, tutela della qualità, ma soprattutto riconoscimento di un’arte che da tempo meritava la propria dimensione nel panorama gastronomico mondiale: l’arte dei pizzaiuoli napoletani!

1 commento
  1. Maria Ida Artusi
    Maria Ida Artusi dice:

    Grazie mille!

    Buongiorno,

    Mi chiamo Maria Ida Artusi (eh, sì, qui l’opinione dell’Artusi ci voleva proprio!…), vivo nel Sud-Ovest della Francia, proprio al confine con la Spagna. Impartisco lezioni d’italiano a gruppi di adulti.
    Io, quest’articolo lo condivido e poi lo faccio leggere ai miei alunni francesi che purtroppo, poverini…, non sanno che cosa sia una vera pizza e si fanno fregare in quasi tutte le pizzerie locali.

    Avrei un mucchio di aneddoti da raccontarvi, iniziando dalla nostra favolosa “Margherita” che poi qui diventa “margarita” (proprio come il cocktail), “marguerita”, “margueritta” oppure addirittura “marguérita” con tanto di “é” alla francese. Lo dico sempre ai miei alunni: “Solo quando sul listino prezzi c’è scritto “margherita” in italiano potete osare mettere cautamente un piede nel locale… Può darsi che lì troviate una margherita buona, può darsi… ma non ve lo posso per niente assicurare.”
    Mi sto ricordando quella volta che, in un “ristorante italiano” (con tanto di virgolette perché si trattava di un locale gestito da una catena di ristoranti francesi di tipo “italian sounding” ma all’epoca non lo sapevo) mi portarono una “margherita” senza pomodoro! Sì, sì, senza pomodoro! “O Mamma mia!” Invece dell’acquolina in bocca mi vennero i sudori freddi. Gentilmente, feci notare alla cameriera (una di quelle francesine con la puzza sotto il naso) che in cucina avevano dimenticato il pomodoro, e lei, guardandomi come se avessi detto non so quale fesseria, mi rispose: “Ma signora, sulla margherita non va messo il pomodoro”. Ahimé! Quasi quasi svenivo… Mi venne la voglia di urlare, poi quella di piangere.
    E no, invece di diventare così pallida come la sua “pizza” e di svenire, le ho impartito una lezione di cucina napoletana!

    Essendo di origine parmigiana, ci tengo alla vera cucina del mio paese, ai prodotti nostrani genuini, all’immagine che si dà dell’Italia all’estero. Aggiungo il fatto che qui, ad esempio, in alcuni piccoli supermercati, si vendono addirittura i pezzi di grana padano con su l’etichetta “parmigiano-reggiano”. Ovviamente, il prezzo è quello del parmigiano (stranamente non “sbagliano” mai nell’altro senso però)… Una truffa che mi fa proprio andare su tutte le furie. Un giorno o l’altro faccio una denuncia.

    Allora sì, grazie di tutto e GRAZIE ALLA VERA PIZZA DI ESISTERE !

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